I quesiti della call

  1. La dignità dell’uomo è un principio che può riferirsi esclusivamente all’uomo o vi sono profili della dignità che possono avere valore anche per altre specie viventi?
  2. La dignità dell’uomo protegge solo l’essere vivente o si estende anche agli antecedenti della vita, cioè al materiale biologico che “serve” a creare la vita o a curare la malattia?
  3. La dignità dell’uomo protegge solo l’essere vivente o si estende anche al corpo del defunto, alle sue spoglie, alle sue ceneri e alla sua memoria?
  4. La dignità dell’uomo protegge l’essere vivente la cui vita è minacciata da condizioni di repressione, persecuzione, violazione dei diritti umani: quelle che, appunto, sono le condizioni che fungono da premessa alla protezione internazionale dei rifugiati e fanno sorgere i presupposti del diritto di asilo. Ma vi sono condizioni di povertà e di esclusione sociale che comportano la violazione della dignità dell’uomo?
  5. Chi è il giudice della violazione della dignità dell’uomo, la società e i suoi organi oppure il soggetto che vede violata la sua dignità? Episodi ben noti (come per es. il caso francese del “lancio del nano”) rendono cruciale la risposta a questo quesito, e condizionano la risposta a quelli successivi;
  6. Esiste un modello “oggettivo” di dignità umana che possa sovrapporsi alle valutazioni “soggettive” di essa? In particolare, può un concetto astratto di dignità sovrapporsi alle valutazioni del soggetto che, per es., potrebbe ritenere più degna la cessione di un organo o l’affitto dell’utero piuttosto che la prosecuzione della vita in condizioni intollerabili di miseria e di degrado sociale?
  7. Molto si discute sul suicidio assistito: ma quanto gli argomenti che si intrecciano in relazione ad esso presuppongono una risposta al quesito precedente, ossia contrappongono una visione soggettiva ad una oggettiva del “valore della vita” e della sua dignità?

 

Come si vede lo spettro dei quesiti è vasto. I contributi che la Rivista vorrebbe ospitare possono sviluppare sia il profilo teorico-filosofico del tema prescelto, sia quello giuridico-argomentativo, utile ad esaminare i casi reali o ipotetici in cui visioni d’insieme e interessi opposti entrano in conflitto.

I contributi saranno valutati, in forma anonima, da parte di un apposito comitato scientifico e selezionati anche sulla base della loro originalità per la pubblicazione sulla Rivista.

Gli scritti non dovranno superare gli 80.000 caratteri (spazi inclusi) e potranno essere redatti in italiano, inglese, spagnolo o francese (con abstract in inglese) secondo i criteri redazionali indicati nel file reperibile a questa pagina.

I contributi dovranno essere inviati entro il 1 maggio 2017 al seguente indirizzo:biodiritto@gmail.com.