| La Carta europea dei diritti fra identità e diversità e fra tradizione e secolarizzazione |
| Fascicolo 2001-2 |
| Scritto da Spadaro Antonino |
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Sommario Sez. I: Considerazioni generali. – 1. Premessa. Dalla Carta dei diritti europei alla Carta europea dei diritti: l’Europa ha un’anima/identità. – 2. L’Europa nel quadro degli “universi culturali” che si confrontano nell’era della globalizzazione: i concetti di Occidente, occidentalizzazione e modernizzazione. – 3. L’anima/identità dell’Europa è “pluralista”, non “relativista”: la Carta come prima “enunciazione” delle radici, insieme cristiane e laiche, dell’Europa postmoderna. Necessità di un’antropologia “personalista” per una comprensione non superficiale della Carta dei diritti. – 4. L’approccio relazionista quale metodo privilegiato di interpretazione (e di costruzione) della Carta e del processo costituente europeo. Verso la “co-fondazione” di una macroetica dei diritti umani. – 5. La comunità dei popoli europei quale società continentale necessariamente multietnica e interculturale. Il vero crinale di distinzione: mera “coesistenza” senza integrazione o piena “convivenza” con integrazione? – 6. (Segue): La conservazione di una sana identità europea pluralista (non relativistica) esige un tasso di tolleranza alto, ma non assoluto. – Sez. II: Considerazioni particolari. – 1. La Carta fra molte luci ... – 2. (Segue): ... e diverse ombre: a) relative alla “procedura” di adozione. – 3. (Segue) e b) connesse alla “lacunosità/imperfezione” del testo. – 4. Conclusioni: il problema di “chi”, e “come”, garantirà la dichiarazione dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Necessità di una Corte (quella del Lussemburgo?) per la Carta.
Abstract This article illustrates the problems of finding, through the European Charter of Rights, both a European identity which draws together the complex cultural differences of the Old Continent (intracultural co-existence), and a way of safeguarding that identity while showing due respect to the diverse non-European cultures (intercultural integration). The recognition that only a ‘personalist’ anthropology can create a macro-ethics of human rights (both Christian and non), encourages a ‘relational’ rather than relativist approach to the study of the Charter. It also allows a detailed assessment of both positive and negative aspects of the Charter itself. The Charter represents a pre-constituent compromise of great political and constitutional importance whose legal weight can be traced to the support from at least three bodies: the national Constitutional courts, the European Court of Human Rights (Strasbourg) and in particular, the European Court of Justice (Luxembourg). |