| La disciplina comunitaria relativa all’allontanamento dei richiedenti asilo verso “Paesi sicuri” |
| Fascicolo 2007-1 |
| Scritto da Spatti Monica |
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Sommario 1. Premessa. Le motivazioni sottese alla prassi in oggetto. – 1.1. Le esigenze di uniformità applicativa – 2. Il Paese di origine sicuro. Nozione. – 2.1. La procedura per il riconoscimento dello status di rifugiato in presenza di un Paese di origine sicuro. – 2.2. Il Protocollo sull’asilo per i cittadini degli Stati membri dell’Unione europea. – 2.3. Gli ulteriori aspetti critici del meccanismo del Paese di origine sicuro. – 3. Il Paese terzo sicuro. Nozione. – 3.1. Dall’automaticità dell’allontanamento al riconoscimento del diritto a un mezzo di impugnazione. – 3.2. Il Paese terzo europeo sicuro. – 3.3. Il Paese di primo asilo. – 3.4. La questione della sussistenza di un legame tra richiedente e Paese terzo. – 3.5. La volontà del richiedente. – 4. Strumenti applicativi del meccanismo del Paese terzo sicuro. Il c.d. “meccanismo di Dublino”. – 4.1. La non rilevanza della volontà del richiedente asilo: esiti sul rispetto del principio di non discriminazione. – 4.2. La compatibilità della disciplina del meccanismo di Dublino con gli obblighi di rispetto dei diritti dell’uomo. – 5. Osservazioni conclusive. La compatibilità dei meccanismi del Paese sicuro con gli obblighi di rispetto dei diritti dell’uomo.
Abstract The article investigates the European Community provisions on the “safe country of origin” and the “safe third country” practices. The analysis focuses on Council directive 2005/85 concerning the procedures for granting and withdrawing refugee status as well as the Dublin Convention and the subsequent regulation denominated “Dublin II”. These laws provide for the criteria and mechanisms to determine which Member State is responsible for examining asylum applications and they give concrete application to the “safe third country” rule. Notwithstanding the fact that these practices were introduced in order to eliminate abuses in asylum seeking, they do not comply with the international provisions that safeguard refugees and the fundamental rights of individuals. |