di Pasquale Pasquino 

 

La vittoria di Emmanuel Macron è un evento eccezionale.

1. Il nuovo presidente aveva un brevissimo passato politico (il contrario di Mitterrand e di Hollande)

2. non aveva dietro di sé un partito (per la prima volta nella storia elettorale della 5a Repubblica)

3. Ha ottenuto 90% dei voti nella capitale! E maggioranze significative in tutta la parte urbana del paese, consolidando una tendenza abbastanza generale in occidente

4. È il più giovane presidente eletto dal 1958 e forse da sempre in Francia

5. Ha fatto una campagna centrata sull’Europa e sull’apertura della Francia a quella che va sotto il nome bizzarro di “globalizzazione”

6. in un paese in cui c’è una forte critica delle élites è il prodotto tipico delle élites intellettuali.

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Tutti questi ed altri (non avere una compagna più giovane di lui) sono segni della capacità francese di creare in politica (come avrebbe detto il vecchio Marx).

Altri punti degni di nota e necessari di approfondimento analitico sono i seguenti:

a) La Francia è geograficamente divisa fra ovest/fascia atlantica che ha votato massicciamente per Macron e est/nord-est/fascia mediterranea dove il FN è forte e ben insediato, oltre la già evocata e ben nota opposizione fra centri urbani e aree rurali e periurbane.

b) Le presidenziali hanno mostrato un indebolimento massiccio dei due schieramenti politici tradizionali della 5a Repubblica. Questo spiega essenzialmente l’astensione relativamente alta, che Diamanti non sapeva spiegare ieri sera e che vedeva come un segno preoccupante. Non lo è affatto, ma è solo un evento fisiologico in un sistema politico che è sconvolto. E che ha fatto molti orfani (inclusi in particolare gli elettori di Mélenchon che in parte hanno seguito il vecchio istinto comunista del “tanto peggio, tanto meglio”).

b2) Bisogna però distinguere fra i due schieramenti. Il PS si è spaccato ben prima della campagna presidenziale. Nel corso della presidenza Hollande, il governo Valls ha perso l’appoggio di una buona parte del PS, che ha poi scelto Hamon alle primarie e votato per lui al primo turno. La rottura è stata importante e sembra irreversibile. È difficile che il PS possa sopravvivere a questa vicenda dopo l’unificazione della sinistra realizzata da Mitterrand nel 1971. Diversa pare a me la situazione della destra. Les Républicains avrebbero certamente (counterfactual – e me ne scuso) se le loro primarie avessero selezionato Juppé. E senza i problemi con la giustizia Fillon sarebbe arrivato al ballottaggio ed avrebbe vinto. I Républicains devono ritrovare una leadership ma dovrebbero/potrebbero sopravvivere alla elezione presidenziale di quest’anno.

 

c) Cosa accadrà alle elezioni legislative lo vedremo il mese prossimo. A me sembra che l’ipotesi più ragionevole sia la 4a fra quelle presentate da Stefano Ceccanti.[1] Dopo le elezioni è verosimile che un certo numero di eletti del PS e della destra pro-europea (se non lo fanno fatto prima, e penso che prima Macron non ne vorrà) passeranno nel gruppo parlamentare presidenziale. Macron potrebbe avere la maggioranza all’Assemblée Nationale, non la sera del secondo turno delle legislative, ma dopo un po’ in Parlamento. Non dimentichiamo peraltro che il Senato resterà a destra con tutta verosimiglianza

d) Il sistema elettorale francese dovrebbe ridurre la presenza all’Assemblée sia dell’estrema destra nazionalista sia dell’estrema sinistra nazionalista.

e) Last but not least:

1. Non credo che sia facile riprodurre in Italia uno schieramento elettorale del tipo di quello che ha permesso la vittoria di Macron. Indipendentemente dal fatto che siamo nell’inferno dei sistemi proporzionali, Macron aveva un avversario che rappresentava una evidente minaccia per il paese del Secolo dei Lumi e della Rivoluzione – un po’ l’equivalente del vecchio PCI in Italia, che non poteva vincere (si chiamava bipartitismo imperfetto). Oggi da noi il M5S ha un profilo troppo vago per essere considerato facilmente una minaccia, anche se lo è certamente. Sarà dunque molto più difficile combatterlo. Renzi = Macron, mi sembra non evidente.

2. la stabilità del sistema politico francese non credo derivi dal semi-presidenzialismo. È in gran parte conseguenza (a) del sistema elettorale (il maggioritario c’è anche nel Regno Unito che è la madre di tutti i sistemi parlamentari) e (b) della cultura politica dei cittadini (in Germania non c’è il maggioritario, ma il sistema politico è particolarmente stabile). 

 

[1] “una maggioranza relativa in Assemblea: ci scordiamo spesso che questo è già avvenuto sia nel quadriennio 1958-1962 sia nel quinquennio 1988-1993 e che la governabilità stata comunque assicurata dalla maggioranza presidenziale. È vero che rispetto a quei periodi la riforma del 2008 ha temperato la principale risorsa del Governo in Parlamento, l’articolo 49.3 della Costituzione: la possibilità di porre la fiducia su un teso e divederlo approvato senza voto dell’assemblea, a meno che i gruppi di opposizione non riescano ad ottenere la maggioranza assoluta su una mozione di sfiducia, è stata ridotta a un solo testo per sessione, oltre alla Finanziaria e alla legge sulla sicurezza sociale. Una situazione quindi con qualche problema, ma comunque gestibile.