Mario Galizia

(Napoli 14/11/1921-Roma 27/9/2013)

 

Nato a Napoli ma cresciuto e formatosi a Firenze, nella cui Università si laureò in giurisprudenza, a 21 anni e con il 110 e lode, discutendo la tesi con Silvio Lessona su La teoria degli organi dello Stato. Divenuto assistente di Piero Calamandrei, si dedicò da subito allo studio del diritto costituzionale. Già nel 1945 tiene una conferenza al circolo di cultura politica “Fratelli Rosselli”, dedicata a Chi governerà l’Italia durante la Costituente?, che Calamandrei pubblicherà, “la parte conclusiva”, su il Ponte (n. 4, 1945, p. 565-569).

Nel 1946 vince il concorso in magistratura. Nel 1951 pubblica un grosso libro, di oltre 500 pagine, intitolato: La teoria della sovranità dal Medioevo alla Rivoluzione francese (ed. Giuffrè): un libro sul costituzionalismo, che venne valutato come un’opera di storia delle dottrine politiche: ma che, insieme a un saggio di quasi 100 pagine su Nomina e fiducia. Il Presidente della repubblica e la formazione del governo (in Nuova Rassegna di legislazione, dottrina e giurisprudenza, 1, 1954, pp. 1-85) e, soprattutto, il libro Scienza giuridica e diritto costituzionale (ed. Giuffrè, 1954) lo portò ad avere riconosciuta la libera docenza in diritto costituzionale. Era il 1958, ed era l’anno in cui conobbe quello che sarebbe poi diventato l’altro suo Maestro dopo Calamandrei, e alla cui figura, umana e intellettuale, rimarrà sempre legato da profondo affetto e riconoscenza: Costantino Mortati. Con il quale iniziò un lungo periodo di collaborazione, a partire dall’esperienza quale assistente di studio alla Corte costituzionale. E al quale dedicò la curatela di due importanti volumi: Il pensiero giuridico di Costantino Mortati, a cura anche di P. Grossi [1990] e Le forme di governo nel pensiero di Costantino Mortati [1997], entrambi editi da Giuffrè.

Nel 1963 pubblica, nello Archivio giuridico “Filippo Serafini”, un saggio, o meglio un libretto  (110 pagine) sui Profili storico-comparativi della scienza del diritto costituzionale. In questo filone storico-comparativo si inscrivono larga parte dei suoi scritti: a partire dal saggio su Il “positivisme juridique di Raymond Carré de Malberg (nei Quaderni Fiorentini, n. 2, 1973, pp. 335-509), quello sui Caratteri del regime parlamentare inglese del Settecento (negli Studi Esposito, ed. Cedam, 1974) e poi, per quegli anni, il lavoro su Il socialismo giuridico di Francesco Saverio Merlino. Dall’anarchismo al socialismo (Alle origini della dottrina socialista dello Stato in Italia), che pubblica negli Scritti in onore di Mortati (vol. I, ed. Giuffrè, 1977, pp. 531-634). Ci sarebbe, inoltre, da ricordare, in quel torno di tempo, anche lo studio dedicato a La libertà di circolazione e di soggiorno (dall’Unificazione alla Costituzione repubblicana), che appare nel volume su La pubblica sicurezza curato da Paolo Barile ed edito da Neri Pozza nel 1967.

Nel 1964 viene ternato (con Nello Motzo e Salvatore Villari) nel concorso a cattedra di diritto costituzionale; lascia la magistratura, dove nel frattempo era diventato consigliere d’appello distaccato presso la Corte di cassazione, e viene chiamato nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Pavia. Alla collana editoriale della Facoltà di scienze politiche pavese lascerà quello che è considerato il Suo libro di diritto costituzionale italiano e comparato: Studi sui rapporti fra Parlamento e Governo (ed. Giuffrè, 1972, p. 543), che raccoglie una serie di saggi dedicati al rapporto di fiducia fra Parlamento e Governo

Dopo l’insegnamento ticinese-pavese, Galizia si trasferisce a Firenze, chiamato nel 1970 nella Facoltà di giurisprudenza a insegnare Diritto costituzionale. Quattro anni dopo, quindi nel 1974, viene chiamato alla “Sapienza” di Roma nella Facoltà di Scienze politiche alla cattedra di Diritto costituzionale italiano e comparato, che era stata del Suo Maestro Costantino Mortati. Per più di venti anni, e cioè fino al 1997 (l’anno successivo viene fatto emerito), svolge attività didattica e di ricerca in quella Facoltà dove, a partire dagli inizi degli anni Novanta, assume la direzione del dottorato in Teoria dello Stato e istituzioni politiche comparate.

Delle altre Sue opere occorre dire e ricordare: il saggio, ma anche qui a ben vedere un libretto, dedicato a Gli scritti giovanili di Carlo Lavagna alla soglia della crisi dello Stato fascista (negli Atti del Convegno Lavagna a cura di F. Lanchester, ed. Giuffrè, 1996, pp.17-137), oppure quello precedente dedicato a Autorità Autonomie e “democrazie di masse” nell’evoluzione del pensiero di Vincenzo Zangara (in Quaderni costituzionali, n. 1, 1988, pp. 109-160). E poi, i saggi pubblicati su il Politico, la rivista italiana di scienze politiche fondata a Pavia da Bruno Leoni e diretta per tanti anni da Pasquale Scaramozzino. Qui, Galizia pubblica nel 2000 un saggio su Gli esordi di Luigi Luzzatti negli studi di diritto costituzionale (pp.5-28); nel 2001, un ricordo di Paolo Barile, il liberalsocialismo e il costituzionalismo (pp.193-228); nel 2003, un approfondito studio, che origina quale “nota” per il “Premio Capograssi 2003”, che gli venne conferito ma che non potè ritirare di persona a Sulmona, su Esperienza giuridica Libertà Costituzione. Ricordi di Giuseppe Capograssi, maestro di diritto e di cattolicesimo liberale (pp. 381-433).

E infine, l’ultimo libro: Appunti sugli anni della guerra di Paolo Galizia (1923-1944), a cura di M. Galizia, ed. Giuffrè, Milano, 2013; con una Introduzione di 130 pagine. Apparso nella Sua collana editoriale n. 8 dello “Archivio costituzionale e di teoria della costituzione”, con quella elegante copertina riproducente la Allegoria del buon governo di Ambrogio Lorenzetti. Questo libro riassume la vita di Mario Galizia e, credo, rappresenta il Suo vero lascito, dedicato alla memoria del fratello e al suo ingegno di poeta e di scrittore, nonché al suo coraggio di partigiano, che ha dato la sua vita di ventenne per la Libertà. Sul libro non mi soffermo, ma raccomando vivamente la lettura per capire che abbiamo avuto un grande Uomo e un vero Maestro.

T.E.F.