George W. Jones, Emeritus Professor of Government nella London School of Economics, nato il 4 febbraio 1938, muore per emorragia cerebrale il 14 aprile 2017, all’età di 79 anni.

            George William Jones è stato uno dei maggiori protagonisti del grande dibattito che nella seconda metà del Novecento ha trovato sviluppo sul modello di Esecutivo più adatto al sistema britannico. L’alternativa in discussione era tra il cabinet e il prime ministerial system,. A favore del modello a Primo ministro si schieravano Richard Crossman, che all’epoca era un esponente di rilievo del Governo laburista e che sosteneva le ragioni di una politica britannica polarizzata intorno a singole personalità dotate di potenti capacità di leadership; sulle stesse posizioni era John P. Mackintosh, parlamentare laburista ed eminente accademico. Jones obiettava che un Primo ministro, quali che fossero le sue capacità personali, ben difficilmente avrebbe potuto tenere sotto pieno controllo la complessa macchina dell’Esecutivo, e sulle pagine di un memorabile articolo apparso in un numero di Parliamentary Affairs  del 1965, non temendo di contraddire più anziani e autorevoli esponenti di un Laburismo verso cui anch’egli simpatizzava con forte convinzione, sostenne in modo estremamente determinato le ragioni della collegialità di un Esecutivo non personalizzato. Egli in particolare sosteneva che il premier, per esercitare adeguatamente le sue funzioni in sintonia con i princìpi della costituzione non scritta,  anziché imporre il suo potere personale dovesse operare «with and through his ministers». Questo articolo, che nel rievocarne la figura Dennis Kavanagh considera un autentico punto di partenza del pensiero di G.W. Jones, si impose all’attenzione della comunità scientifica rivelando nello studioso appena venticinquenne un valore di giuspubblicista combattivo e capace di giungere, con efficace realismo, al nucleo delle questioni dibattute al culine del welfare state. Uno sviluppo delle tesi sui rapporti di potere nell’Esecutivo britannico si ritrovava poco più avanti in un altro scritto giovanile, il capitolo The Prime Minister’s Power in A. King (cur.), The British Prime Minister (London, Macmillan, 1969), 195 ss. Ad esito di un percorso scientifico ultratrentennale, ulteriori argomenti sulla necessità della collegialità governativa come antidoto all’eccessiva personalizzazione della premiership si ravvisavano  nella cura della  rassegna comparatistica West European Prime Ministers (London, Routledge, 1991); e quindi nei volumi: con J.M. Lee, J. Burnham, At the Centre of Whitehall: Advising the Prime Minister and Cabinet (Basingstoke, Macmillan, 1998); e, con A. Blick, Premiership: the Development, Nature and Power of the British Prime Minister (Exeter, Imprint Academica, 2010). Con il medesimo A. Blick, G.W. Jones dava ultimamente alle stampe il volume At Power's Elbow: Aides to the Prime Minister from Robert Walpole to David Cameron (London, Biteback, 2013), in cui riepilogava le riflessioni sull’evoluzione storica degli apparati governativi di cui il Primo ministro britannico si avvale nell’esercizio delle sue funzioni.

            Tuttavia il pensiero di G.W. Jones non fu monopolizzato dalle tematiche inerenti alla premiership, dal momento che il secondo ambito in cui egli ha dato ampia prova di un rigore metodologico non disgiunto da un’acuta sensibilità sociale è stata la riflessione sul local government, argomento che da molti era considerato arido, noioso e pertanto poco attraente. Memore della sua estrazione sociale nella provincia gallese, Jones seguì una linea di riflessione dedicata alle amministrazioni territoriali minori e animata  da una profonda consapevolezza delle esigenze concrete degli elettori locali che ne sostengono il peso politico e finanziario. Il che egli fece privilegiando un’accurata lettura dell’attività dei local councils nell’area anglo-gallese che lo condusse ad approfondimenti delle questioni di potere che all’epoca si ponevano sotto l’egida del Local Government Act 1972, e che in coerenza con gli orientamenti del riformatore sovrintendevano all’allocazione delle risorse finanziarie e alle azioni sociali negli anni di crisi del welfare state e nel periodo thatcheriano (che vide G.W. Jones su posizioni di irriducibile opposizione). Un’incessante produzione di articoli documentava in quegli anni le evoluzioni delle politiche locali e le letture problematiche da queste ispirate, ma in questa sede è sufficiente che si rammentino gli importanti studi New Approaches to the Study of Central-Local Government Relationship (Farnborough, Gower, 1980); con J. Stewart, The Case for Local Government (London, Allen & Unwin, 1983); e, con R. Ranson, K. Walsh, Between Centre and Locality (London, Allen & Unwin, 1985). Partecipando all’attività di commissioni governative e diversi working parties, G.W. Jones si distinse come uno dei più appassionati difensori delle prerogative delle amministrazioni locali poste sotto attacco dalle politiche del thatcherismo, dei local councils difendendone l’autonomia politica, finanziaria e fiscale. Questi argomenti sostenne curando una rubrica mensile nella Local Government Chronicle, e conservando le stesse posizioni anche in seguito all’avvento del New Labour blairiano del cui localismo denunciò gli orientamenti erosivi delle funzioni delle amministrazioni territoriali, non risparmiando critiche ai “nuovi centralismi” introdotti in Scozia e Galles con le riforme della devolution.

            Come detto, le origini di G.W. Jones sono nel Galles da dove la sua famiglia emigrò nell’area industriale della Black Country nelle Midlands occidentali. Compiuti gli studi nella Grammar School di Wolverhampton, seguì i corsi universitari  nel Jesus College di Oxford. Particolarmente intenso di studi sui rapporti tra la politica dei partiti e lo sviluppo delle comunità locali fu il periodo del dottorato nell’oxfordiano Nuffield College, con una tesi che formò la base di uno dei suoi primi studi in materia di governo locale: Borough Politics:  A Study of the Wolverhampton Town Council, 1888-1964 (London, Palgrave Macmillan, 1969). Tuttavia il punto focale della riflessione del periodo dottorale fu, a stretto contatto con il costituzionalista D.N. Chester all’epoca curatore degli scritti di Herbert Morrison, lo studio della personalità politica dell’autorevole Deputy Leader del partito laburista che fu il braccio destro di Clement Attlee e sul quale nel 1973, per diretto incarico di Chester, diede alle stampe (con B. Donhogue) la biografia Herbert Morrison: Portrait of a Politician (London, Weidenfeld & Nicolson). Risale al periodo di Oxford anche la militanza nel partito Laburista, che G.W. Jones abbandonò nel 1982 per aderire allo scissionista Social Democratic Party salvo rientrarvi (1994) in segno di apprezzamento per la leadership di Blair quale leader dell’Opposizione di Sua Maestà e per le sue ispirazioni legate alla “Terza Via” nella versione di Anthony Giddens. Il percorso accademico di G.W. Jones ebbe inizio nel 1963 con un primo incarico nell’Università di Leeds, ma ben presto (1965) il passaggio alla London School of Economics apriva la strada a una carriera cinquantennale culminata infine con il suo riconoscimento quale Emeritus Professor of Government.

            È nella London School of Economics, ove nell’intenso bimestre maggio-giugno 1984, mi occupai di un progetto di ricerca sull’amministrazione metropolitana della Greater London che mi era stato finanziato dal Consiglio d’Europa, che ebbi il privilegio di lavorare sotto la supervisione di G.W. Jones. Iniziava in tal modo una sincera amicizia che nel corso degli anni si sarebbe arricchita di frequenti visite e di scambi di vedute su questioni costituzionali di comune interesse. Molto preziosi furono i suoi suggerimenti in occasione della scrittura della mia tesi di Dottorato in Teoria dello Stato e Istituzioni Politiche Comparate nell’Università di Roma Sapienza, successivamente edita con il titolo Il “territorial government” in Gran Bretagna, (Bari, Cacucci, 1991). Ha sempre dato un accogliente sostegno a tutti i giovani studiosi ai quali ho consigliato di fare riferimento alla London School of Economics per le loro ricerche. In Italia, se ne ricordi la partecipazione al Convegno dall’Associazione DPCE La Costituzione Britannica / The British Constitution (Bari, 29-30 maggio 2003), evento seminale nel nostro Paese per gli studi costituzionali sul Regno Unito a cui egli contribuiva con la relazione The Multi-Dimensional Constitution in the United Kingdom: Centralisation  and Decentralisation, leggibile nel volume degli Atti del Convegno, a cura di L. Volpe e mia (Torino, Giappichelli, 2005, vol.1 - pp.393 ss.). Socio Onorario del Devolution Club fin dalla fondazione, ha partecipato a molti dei Colloqui costituzionalistici italo-britannici che hanno luogo ogni anno nell’Istituto Italiano di Cultura di Londra, in particolare nel Colloquio 2014 Comparing Premierships: a Tale of Two Countries essendo relatore ufficiale sul tema Reflections on the British Prime Minister. Ultimamente ha contribuito, con il commento After the Scottish Referendum the Devolution Debates Continue, al volume collettivo a mia cura Il Regno è ancora Unito? Saggi e commenti sul referendum scozzese del 18 settembre 2014  (Sant’Arcangelo di Romagna, Maggioli, 2016 - pp.217 ss.).

Alessandro Torre